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La storia dei Cimbri
La lingua denominata cimbra è una lingua tedesca parlata ancora ai nostri giorni a Roana (sull'Altopiano di Asiago), a Giazza (nella Lessinia veronese) e a Luserna (in provincia di Trento).
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Gli insediamenti più antichi sull'Altopiano dei Sette Comuni sono Rotzo ed Enego e questo dimostra come lo sboscamento e la bonifica del territorio avvennero lentamente dai margini verso il centro dell'Altopiano.
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Alla fine del 1400 un grave avvenimento sconvolse l’Altopiano: l’arciduca Sigismondo, conte del Tirolo e fratello dell’imperatore d’Austria, mosse guerra contro la Repubblica di Venezia e decise di scendere in Italia e di passare per il territorio dei Sette Comuni per attaccare Venezia. L’Altopiano fu colto di sorpresa.
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Nel 1631 anche sull'Altopiano arrivò la peste, raccontata dal Manzoni nei Promessi Sposi. Il comune di Roana perdette più di metà degli abitanti, come pure Asiago, dove furono esemplari il coraggio e la generosità del medico Martino Bonomo e del sacerdote Don Giuseppe Viero nel curare i malati. Anche Gallio fu duramente colpito e come ringraziamento i superstiti iniziarono le sacre rappresentazioni della Settimana Santa che sono rinnovate anche ai nostri giorni.
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Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, anche l'Altopiano passa sotto il dominio francese, dopo aver mandato invano le proprie milizie in difesa della Serenissima contro Napoleone. Nella Convenzione con i Francesi, venne riconosciuta la Reggenza pur sotto il nome nuovo di Municipalità, con il rispetto di esenzioni e diritti, come quelli del Pensionatico, con la conservazione delle milizie e con l'obbligo di difendere i confini.
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I Sette Comuni sono sempre stati zona di confine: nel 1400 e nel 1500 hanno subito invasioni e distruzioni dall'esercito imperiale asburgico. Nel 1915 la storia si ripetè in modo più tragico e catastrofico. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l'Italia si era dichiarata neutrale perché il patto della Triplice Alleanza non la impegnava a fianco dell'Austria in una guerra d'aggressione. Nel 1915 l'Italia passò alla Triplice Intesa con la Francia e con l'Inghilterra contro l'Austria, per unire a sè Trento e Trieste.
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Nell'inverno del 1918-19, finita la guerra, la popolazione cominciò a tornare sull'Altopiano. I paesi erano solo cumuli di macerie; i prati, i seminativi, i pascoli erano sconvolti dai bombardamenti, bruciati dall'iprite, solcati da trincee e camminamenti, coperti di sassi e da grovigli di reticolati. E tra tutto questo restavano a centinaia, se non a migliaia, i corpi insepolti dei soldati (Mario Rigoni Stern).
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